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Cos’è il tè rooibos: la bevanda rossa del Sudafrica che non è davvero un tè

C’è un’ora della sera in cui vorresti qualcosa di caldo, ma è troppo tardi per il tè. Hai ridotto il caffè perché ti faceva andare in ansia, hai provato qualche tisana, ma la camomilla la sera non la reggi più. Se ti sei mai chiesta cosa bere in quel momento, la risposta arriva da molto lontano. Capire cos’è il tè rooibos è un buon punto di partenza. Negli ultimi anni è diventato uno dei rituali serali preferiti di chi cerca una bevanda calda senza stimolanti.

Si chiama tè, ma in realtà non lo è. È un infuso che viene da una pianta che cresce solo in una piccola regione del Sudafrica, ha un colore rosso intenso, un gusto naturalmente dolce e nessuna caffeina. In questo articolo vediamo cos’è il tè rooibos, da dove arriva, che sapore ha e come prepararlo per ottenere il meglio.

Una pianta che cresce solo in Sudafrica

Il rooibos si ricava dalle foglie dell’Aspalathus linearis, un arbusto della famiglia delle leguminose che cresce esclusivamente nella regione del Cederberg, una zona montuosa a circa 300 km a nord di Città del Capo. È una pianta esigente: si prova a coltivarla altrove, ma non attecchisce. Le condizioni di suolo, altitudine e clima del Cederberg sono talmente specifiche da risultare uniche. Dopo decenni di tentativi, nessuno è riuscito a far crescere il rooibos al di fuori di quella zona.

Il nome viene dall’afrikaans, la lingua dei coloni olandesi del Sudafrica, e significa “cespuglio rosso”. Si riferisce al colore che le foglie aghiformi assumono durante la lavorazione, prima ancora che a quello dell’infuso.

Una storia che parte dalle popolazioni Khoisan

L’uso del rooibos non è recente. La tradizione lo lega alle popolazioni Khoisan, gli abitanti originari dell’Africa meridionale. Pare ne raccogliessero le foglie per prepararne un infuso quotidiano. Lo bevevano caldo o freddo, da solo o con un po’ di latte, ben prima che in Europa qualcuno ne sentisse parlare. Le ricostruzioni storiche più recenti suggeriscono che la tradizione documentata risalga in realtà alla seconda metà dell’Ottocento. Probabilmente, però, le popolazioni locali conoscevano la pianta da molto prima.

La sua diffusione fuori dal Sudafrica è una storia recente. Nel 1904 un commerciante chiamato Benjamin Ginsberg intuì che quella bevanda poteva piacere anche fuori dai confini africani e iniziò a venderla come “tè della montagna”. Negli anni Trenta convinse un medico locale a sperimentarne la coltivazione su larga scala. E qui la storia si fece curiosa. I semi del rooibos sono minuscoli, grandi come granelli di sabbia, e raccoglierli era così difficile che il prezzo divenne proibitivo. Una donna che lavorava per Ginsberg risolse il problema osservando le formiche, che accumulavano i semi nei loro nidi. Da allora la coltivazione è decollata, e oggi il rooibos è una delle esportazioni simboliche del Sudafrica.

Pianta di Aspalathus linearis nelle montagne del Cederberg in Sudafrica, unica regione di coltivazione

Perché si chiama tè se non è un tè

Il “tè” vero, quello da cui si ricavano tè verde, nero, bianco e oolong, viene da una sola pianta: la Camellia sinensis. Tutto quello che non viene da lei, tecnicamente, non è tè ma un infuso, una tisana.

Il rooibos viene da una pianta completamente diversa, l’Aspalathus linearis appunto, e quindi non è un tè in senso botanico. La confusione nasce dal fatto che si prepara nello stesso modo (foglie essiccate in infusione in acqua calda) e che il colore dell’infuso ricorda quello di certi tè neri. Per questo viene anche chiamato “tè rosso africano” che tecnicamente è un’imprecisione, ma è un nome ormai entrato nell’uso comune.

La differenza più importante per chi lo beve è un’altra: il rooibos non contiene caffeina, né caffeina né teina, che sono poi la stessa molecola. Questa è la ragione principale per cui in Italia ha trovato così tanti nuovi appassionati. Le persone che stanno riducendo il caffè, quelle che cercano una bevanda calda per la sera, chi è sensibile agli stimolanti: tutte queste tazze, fino a poco fa, restavano vuote. Il rooibos le riempie senza il prezzo della caffeina.

Cos’è il rooibos rosso? E il rooibos verde? Due varietà, due caratteri diversi

Esistono due tipi principali di rooibos, e la differenza sta tutta nella lavorazione delle foglie dopo la raccolta.

Rooibos rosso

È la varietà più diffusa e quella che la maggior parte delle persone ha in mente quando sente la parola rooibos. Le foglie raccolte vengono sminuzzate, leggermente inumidite e lasciate ossidare all’aria aperta. Il processo dura dalle 8 alle 24 ore, durante le quali le foglie passano dal verde al rosso intenso. Più lunga è l’ossidazione, più scuro sarà il colore e più rotondo il sapore.

L’infuso è di un rosso ambrato profondo. Il gusto è naturalmente dolce, con note che ricordano la nocciola, la malva, qualche volta una sfumatura leggermente terrosa o di legno caldo.

Rooibos verde

In questa variante le foglie non vengono ossidate. Si essiccano direttamente al sole, mantenendo il colore originale e un profilo aromatico molto diverso. L’infuso è di un giallo chiaro o dorato, il sapore è più erbaceo, fresco, vegetale. Più simile, per certi versi, a un tè verde delicato.

Il rooibos verde è meno comune del rosso, ha un costo leggermente superiore e tende a piacere a chi cerca un profilo meno dolce e più asciutto. Vale la pena provarlo se hai già imparato ad apprezzare il rosso e vuoi capire quanta differenza fa la lavorazione.

Foglie aghiformi di rooibos rosso essiccate, dal colore mogano caratteristico dopo l'ossidazione

Profilo sensoriale: cosa aspettarsi nella tazza

Se non hai mai bevuto rooibos, la prima cosa che noti aprendo la confezione è il colore: foglie aghiformi rosso-mogano, quasi rugginose. Già da fredde profumano leggermente di legno caldo, di terra dopo la pioggia, di qualcosa di vagamente dolce. Questo è il primo passo per capire cos’è il tè rooibos.

In infusione il colore vira al rosso intenso, profondo, molto più carico di quello di un tè nero. La prima cosa che arriva in bocca è la dolcezza naturale. È la sorpresa per chi lo prova la prima volta: non è zuccherato, ma sa di dolce. È una dolcezza morbida che ricorda la frutta secca o il miele leggero. Il corpo dell’infuso è rotondo, mai aggressivo. Il finale è lungo ma non lascia astringenza in bocca, perché il rooibos contiene pochissimi tannini.

Questa è una delle sue caratteristiche più gentili: a differenza del tè nero o verde, il rooibos non diventa amaro anche se lo lasci in infusione a lungo. Puoi dimenticarti la teiera in cucina mentre fai altro e tornare dieci minuti dopo senza che il sapore si rovini. Per chi sta imparando a preparare il tè è una pianta indulgente, perdona gli errori.

Come prepararlo bene

La preparazione è semplice e tollerante, ma seguire qualche indicazione di base aiuta a tirare fuori il meglio dalla foglia.

Acqua: bollente, attorno ai 95-100°C. A differenza dei tè verdi e bianchi, qui non si rischia nulla con l’acqua troppo calda. Anzi, il rooibos rilascia meglio i suoi aromi a temperature elevate.

Dose: 1 cucchiaino abbondante per tazza, circa 2 grammi, oppure 8-10 grammi per litro se prepari una teiera. Se usi un infusore a maglia fine puoi metterlo direttamente in tazza, perché il rooibos sminuzzato passerebbe attraverso filtri più larghi.

Tempo di infusione: dai 5 ai 10 minuti. Cinque minuti danno un infuso più leggero, dieci una bevanda più piena e dolce. Diversamente dal tè, allungare l’infusione non rende il rooibos amaro, quindi puoi sperimentare in base al tuo gusto.

Reinfusione: il rooibos in foglia si presta a una seconda infusione, leggermente più lunga della prima (8-12 minuti), che dà una bevanda più delicata ma ancora gradevole.

Servizio: in Sudafrica si beve spesso con latte e zucchero, in stile inglese. In Italia si tende a berlo al naturale per apprezzarne la dolcezza già presente, oppure con una fettina di limone per una nota fresca. Anche freddo, con qualche cubetto di ghiaccio e magari una scorza di arancia, è una bevanda estiva sorprendente.

I parametri qui sopra sono un buon punto di partenza, ma vale la pena seguire le indicazioni riportate sulla confezione del rooibos che hai a casa: ogni produttore conosce il suo prodotto. Detto questo, sentiti libera di sperimentare con tempi e dosaggi: il rooibos è una pianta paziente e il punto di equilibrio che funziona per te non è scritto da nessuna parte.

Tazza di tè rooibos con paletta per scoprire cos'è il tè rooibos sfuso

Quando berlo: il rituale che si è guadagnato

Il rooibos ha trovato in Italia uno spazio molto preciso, ed è quello della sera. La tazza calda dopo cena, quando non vuoi caffeina che ti tenga sveglia. Il rituale di chiusura della giornata, quando la camomilla non basta più. Una bevanda confortante che ti accompagna mentre leggi o guardi un film. In questi momenti si è ritagliato il suo spazio.

È anche una buona scelta per il pomeriggio, se hai già bevuto caffè a pranzo e non vuoi aggiungere altri stimolanti. Funziona bene anche a colazione, per chi sta riducendo le bevande con caffeina ma non vuole rinunciare alla tazza fumante mattutina. Si accompagna volentieri con un dolce semplice, una fetta biscottata con la marmellata, dei biscotti secchi.

Tradizionalmente in Sudafrica viene utilizzato come bevanda quotidiana adatta a tutta la famiglia, anche per i più piccoli, proprio per l’assenza di caffeina e il sapore naturalmente dolce.

A chi piace il rooibos

Se sei nel passaggio dal caffè o dal tè delle bustine a qualcosa di più curato, e cerchi una bevanda calda da poter bere a qualsiasi ora senza preoccuparti del sonno, il rooibos è uno dei primi infusi che vale la pena provare. È accessibile, perdona gli errori in preparazione, ha un gusto piacevole anche al primo sorso e non richiede nessun palato allenato per essere apprezzato.

Comincia dal rooibos rosso classico, biologico, in foglia. Dopo qualche tazza saprai se è la tua bevanda della sera. A quel punto potrai esplorare le varianti aromatizzate (vaniglia, agrumi, spezie sono abbinamenti tradizionali). Oppure passare al rooibos verde per capire fino a che punto la lavorazione cambia la stessa pianta.

È un buon modo, secondo noi, per allargare il proprio mondo di tazze calde senza dover diventare esperti di nulla. Se ti incuriosisce questo tipo di bevande, dai un’occhiata alle altre tisane e infusi del nostro catalogo: ci sono diverse vie per riempire la tazza serale.

Domande frequenti sul rooibos

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