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Tè Earl Grey: storia e preparazione di un classico inglese (e calabrese)

Hai sentito parlare dell’Earl Grey mille volte. Magari l’hai bevuto in una sala da tè, magari l’hai cercato al supermercato e ti è sembrato tutto molto inglese e un po’ lontano da te. La cosa interessante è che metà di questo tè è italiana: il bergamotto che gli dà l’aroma viene quasi tutto dalla Calabria. E la sua storia è meno aristocratica e più nebulosa di quello che racconta la leggenda. Per questo vale la pena affrontare il tè Earl Grey, la sua storia e preparazione, ripartendo dalle fonti e non dalle scatole.
In questo articolo parto dalla storia, quella vera e non quella delle pubblicità. Poi ti racconto cosa stai bevendo davvero quando prepari l’Earl Grey. Infine ti do parametri di preparazione e qualche idea per servirlo bene.

Cos’è davvero il tè Earl Grey

L’Earl Grey è un tè nero aromatizzato con olio essenziale di bergamotto. Non è una varietà botanica a sé, non è un’origine geografica: è una miscela. Le foglie di partenza sono tè neri, di solito di provenienza cinese o di Ceylon. L’aroma viene dato dall’olio estratto dalla scorza del bergamotto, un agrume che cresce quasi solo in un fazzoletto di terra calabrese.

Esistono due modi per aromatizzare le foglie. Il più diffuso è la spruzzatura dell’olio essenziale sulle foglie già lavorate, che dà un aroma intenso e immediato. Il secondo è l’aggiunta di scorze essiccate di bergamotto direttamente nella miscela: l’aroma in tazza si sviluppa durante l’infusione, in modo più graduale e meno aggressivo. La differenza si sente: l’olio dà la firma agrumata netta che riconosci al primo sorso, le scorze danno una rotondità più discreta.

Una distinzione che vale la pena conoscere è quella tra Earl Grey con bergamotto naturale e Earl Grey con aroma artificiale. Molti prodotti industriali usano oli sintetici o aromi naturali derivati da altri agrumi, perché costano meno e si conservano più a lungo. La differenza in tazza è netta: il bergamotto vero ha una nota floreale e leggermente speziata che gli aromi sintetici non riescono a riprodurre. Se sull’etichetta leggi “olio essenziale di bergamotto” o “Citrus bergamia”, sei nel territorio giusto.

Tè Earl Grey in foglia versato in una tazza chiara con una scorza di bergamotto accanto, vista dall'alto

Tè Earl Grey: storia e preparazione, tra leggenda britannica e bergamotto calabrese

La leggenda che gira sulle scatole di tè e sui blog di mezzo mondo è questa. Charles Grey, secondo conte Grey, fu Primo Ministro britannico negli anni Trenta dell’Ottocento. Si racconta che ricevette in dono questa miscela da un mandarino cinese, riconoscente perché un suo collaboratore aveva salvato il figlio dall’annegamento. Storia bellissima, perfetta per una pausa pomeridiana. Quasi sicuramente falsa.

Ci sono due dettagli che la fanno crollare. Lord Grey non è mai stato in Cina. E in Cina, intorno al 1830, il bergamotto non era usato per aromatizzare il tè: era un agrume mediterraneo, sconosciuto ai produttori cinesi. Una versione che si racconta con un mandarino e un salvataggio drammatico funziona narrativamente, ma storicamente non regge.

La versione che la famiglia Grey stessa racconta è meno scenografica e più credibile. A Howick Hall, la tenuta di famiglia in Northumberland, l’acqua era ricca di calcare. Una miscela aromatizzata venne preparata appositamente per bilanciare quel sapore minerale, e il bergamotto fu scelto per la sua capacità di compensare la durezza dell’acqua. Lady Grey iniziò a servirla agli ospiti durante i suoi ricevimenti londinesi. Piacque molto, e fu lei a chiedere ai mercanti di tè di metterla in commercio. Twinings la vende dai primi anni dell’Ottocento. La prima menzione documentata in pubblicità del nome “Earl Grey” risale però agli anni Ottanta dello stesso secolo, in inserzioni di Charlton & Co. di Jermyn Street a Londra.

C’è poi la storia parallela del bergamotto. Il Citrus bergamia è un ibrido, probabilmente nato dall’incrocio tra arancio amaro e limone. La sua coltivazione di pregio è italiana da almeno due secoli. Oggi circa l’ottanta-novanta per cento del bergamotto mondiale viene da una striscia costiera della provincia di Reggio Calabria, tra Villa San Giovanni e Monasterace. Il microclima di quella zona, mite tutto l’anno e ventilato, produce un olio essenziale dal profilo aromatico che le coltivazioni di altri paesi faticano a replicare. Quando bevi un Earl Grey buono, stai bevendo Cina e Calabria nella stessa tazza.

Una curiosità che sentirai spesso ripetere: il bergamotto fu probabilmente aggiunto al tè nero anche per coprire l’odore di muffa. Le foglie potevano prenderlo durante i lunghi viaggi in nave. Aroma e conservazione, due funzioni in una. La pratica del tè aromatizzato al bergamotto è documentata già negli anni Venti dell’Ottocento. Il nome di Lord Grey ci venne associato dopo.

Bergamotti freschi appena raccolti, tipici della Calabria, da cui si estrae l'olio essenziale per aromatizzare il tè

Profilo sensoriale: cosa senti in tazza

L’Earl Grey ha una firma aromatica netta e immediata. Aprire una confezione fresca significa essere investita da un profumo agrumato che ricorda subito l’arancia, ma più floreale, con una nota leggermente speziata sul fondo. Non è il limone, non è il mandarino: è qualcosa di a sé, vagamente sapone d’antan, vagamente dolce.

In tazza il liquore ha un colore ramato, che vira al mogano quando l’infusione è più lunga. Al naso il bergamotto domina per i primi secondi, poi lascia spazio al carattere del tè nero di base: corpo pieno, leggera astringenza, fondo malto. Se la base è un Keemun cinese il tè avrà note più rotonde e di cacao. Quando è un Ceylon il carattere sarà più vivace e citrino. Se è un Assam darà più pienezza e una punta di malto.

Al sorso si sentono tre tempi. Il primo è agrumato, fresco, quasi pungente. Il secondo è il corpo del tè nero, pieno e leggermente tannico. Il terzo è il retrogusto. Il bergamotto torna in modo più morbido, meno netto. Resta in bocca per qualche secondo dopo aver bevuto. È questa coda lunga che distingue un Earl Grey con bergamotto vero da uno aromatizzato sinteticamente. Il finale sintetico è breve e piatto, mentre quello naturale persiste e cambia mentre dura.

Come prepararlo

I parametri sono semplici e non richiedono attrezzatura speciale. Ti basta una bilancina o un dosatore a cucchiaio. Servono poi un termometro o un bollitore con controllo della temperatura, e una teiera o un infusore di dimensioni decenti.

  • Dosaggio: 2,5–3 grammi per ogni 250 ml d’acqua, cioè circa un cucchiaino abbondante a tazza.
  • Temperatura dell’acqua: 90–95 °C. Sotto i 90 il tè nero non rilascia abbastanza corpo, sopra i 95 l’olio essenziale di bergamotto si svilisce e diventa più amaro. Se non hai un bollitore con controllo, porta l’acqua a bollore e poi aspetta un minuto prima di versarla.
  • Tempo di infusione: 3–4 minuti. Tre minuti se vuoi un sorso più aromatico e meno tannico, quattro se cerchi più corpo. Oltre i quattro minuti il bergamotto perde freschezza e il tè nero diventa amaro.
  • Rilanci: l’Earl Grey aromatizzato per spruzzatura non si presta bene a infusioni multiple, perché la maggior parte dell’aroma esce alla prima. Se hai un Earl Grey con scorze di bergamotto vere, puoi rilanciare una seconda volta aggiungendo trenta secondi al tempo di infusione. Il risultato sarà piacevole anche se più morbido.

I parametri qui sopra sono un buon riferimento generale. Per il tè specifico che hai a casa, controlla le indicazioni sulla confezione: chi lo ha selezionato e confezionato sa cosa funziona meglio per quel lotto. E poi sperimenta con tempo e temperatura, è anzi il modo più divertente per capire dove sta la tua misura.

Come berlo: liscio, con latte, con limone

L’Earl Grey è uno dei rari tè neri che si presta bene a essere bevuto in tre modi diversi, ognuno con la sua personalità.
Liscio è il modo più rispettoso dell’aroma. Senza nient’altro, il bergamotto si sente in tutta la sua complessità. Cambia anche mentre la tazza si raffredda: a settanta gradi è più aggressivo, a sessanta diventa più dolce e arrotondato. Provalo così almeno una volta, magari nel pomeriggio quando hai il tempo di seguire come evolve.

Con latte è la versione tradizionale britannica del five o’clock. Il latte ammorbidisce l’astringenza del tè nero e crea un contrasto interessante con l’aroma agrumato. L’aroma rischia però di perdersi un po’ se la quantità di latte è troppa. La regola di chi serve l’Earl Grey come si deve è: poco latte, un dito appena, mai panna. Se vuoi una versione più cremosa puoi provare il London Fog, una preparazione canadese diventata popolare in tutto il mondo. La ricetta è questa: Earl Grey forte, latte caldo schiumato, una goccia di sciroppo di vaniglia. Non è tradizione inglese, ma sta benissimo nei pomeriggi di pioggia.

Con limone è la versione che spesso fa storcere il naso ai puristi, ma ha senso. Il limone amplifica le note agrumate del bergamotto e taglia la dolcezza del tè nero, dando una tazza più nervosa e fresca. È una preparazione che funziona bene al mattino, quando vuoi qualcosa di più sveglio. Da evitare se al tè aggiungi anche il latte, perché il limone fa cagliare.

Caffeina: cosa aspettarsi

L’Earl Grey contiene la stessa caffeina del tè nero su cui è costruito. In genere si va dai quaranta ai settanta milligrammi a tazza, contro gli ottanta-novanta di un caffè espresso. L’aggiunta del bergamotto non cambia il contenuto di caffeina né lo riduce.
In pratica significa che è una buona alternativa al caffè della mattina, se cerchi una sveglia più graduale. Va bevuto con un po’ di attenzione la sera, soprattutto se sei sensibile alla caffeina. Per chi cerca lo stesso aroma senza caffeina esistono versioni decaffeinate. Alcuni produttori propongono anche un Earl Grey su base rooibos. Si tratta di rooibos sudafricano aromatizzato al bergamotto, naturalmente privo di caffeina. Ha un profilo dolce e tostato che si abbina sorprendentemente bene all’agrume.

Come si conserva

L’olio essenziale di bergamotto è volatile e si disperde con il tempo, soprattutto se la confezione è esposta a luce, aria e umidità. Tienilo in un contenitore opaco e a chiusura ermetica, lontano dai fornelli e dal frigorifero (l’umidità è il vero nemico). In queste condizioni un Earl Grey in foglia mantiene la sua firma aromatica per dodici-diciotto mesi. Dopo, il tè è ancora bevibile ma il bergamotto si attenua e perde la sua complessità.
Per chi vuole un accessorio adatto, un buon contenitore opaco a chiusura ermetica è probabilmente l’investimento più sottovalutato di chi inizia a comprare tè in foglia.

Tazza di tè nero al bergamotto fumante con un dito di latte, accompagnata da un plumcake

Quando berlo

L’Earl Grey è un tè versatile che può accompagnarti in più momenti della giornata. Al mattino è una buona alternativa al caffè se vuoi una sveglia con più morbidezza e meno picchi nervosi. Nel pomeriggio è la scelta classica del five o’clock. Si accompagna bene a un biscotto secco o a una fetta di shortbread, che ne sposa benissimo le note agrumate. La sera è meno indicato per via della caffeina, a meno di scegliere una versione decaffeinata o quella su base rooibos.
In abbinamento al cibo dà il meglio con dolci secchi (biscotti al burro, plumcake al limone), formaggi freschi e leggermente acidi, pesce affumicato. Funziona meno bene con dolci molto cremosi o cioccolato fondente intenso, dove rischia di scomparire.

FAQ sull’Earl Grey, la sua storia e la preparazione

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In sintesi

Ecco quindi tè Earl Grey, storia e preparazione raccontate senza i miti delle pubblicità.

L’Earl Grey è un tè con una storia incerta e un aroma riconoscibile. Dietro la leggenda del mandarino cinese c’è probabilmente una pratica più prosaica: aromatizzare un tè nero per migliorarne il sapore. L’agrume scelto, il bergamotto calabrese, produceva un olio essenziale come nessun altro al mondo. Il risultato è una tazza che mette insieme due tradizioni distanti: la cinese delle foglie e l’italiana del bergamotto. Qualcosa che oggi è familiare quasi ovunque.
Se vuoi provarlo bene, parti da un Earl Grey con bergamotto naturale (l’etichetta deve dirlo). Preparalo a 90–95 °C per tre o quattro minuti, e bevilo prima così com’è. Poi prova le varianti con latte e con limone in giornate diverse. Vedrai come la stessa tazza riesce a dirti cose diverse a seconda di come la prepari.

Se è il tuo primo passo verso il tè nero in foglia, è un’ottima porta di ingresso. L’aroma agrumato è immediato e riconoscibile. Ti aiuta a familiarizzare con il carattere dei tè neri prima di passare a varietà più complesse e meno aromatizzate.

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